Roma, te la senti?

 Roma, te la senti?

Alcune sere fa a Roma sono intervenuta ad un bel confronto sulle proposte da mettere in campo per la Capitale.
Roma te la senti? è stato un appuntamento aperto e partecipato che ha visto alcuni protagonisti della vita cittadina, regionale e nazionale discutere di come e cosa fare per il nuovo governo della città.

Io sono convinta che per Roma serva sicuramente un #Sindaco che sappia mettere in moto una squadra di persone capaci, diffusa, che conosca bene le dinamiche capitoline e che sia all’altezza delle sfide che saranno da affrontare, anche per recuperare il tempo perso in questi ultimi 5 anni.

Ma allo stesso tempo dobbiamo individuare azioni da fare che sono necessarie per il corretto funzionamento della città e per aiutarne lo sviluppo:

La prima è cosa vogliamo fare della Città Metropolitana di Roma.
Credo sia necessario decidere cosa fare perché di questo “ibrido di funzioni” perché evidentemente così com’è non serve ai cittadini come invece dovrebbe. 
Lo dico per Roma, per i suoi municipi, per i comuni della provincia.
O riusciamo a costruire attraverso un sistema legislativo e di riorganizzazione delle funzioni un assetto amministrativo che funzioni oppure andremo in contro sempre a questo corto circuito dove il Campidoglio scarica sui Municipi la sua incapacità di governo e dove Roma scarica sui comuni della provincia le sue difficoltà di gestione – vedi i rifiuti.
Cosa fare della Città Metropolitana di Roma, per me, è prioritario.

La seconda riguarda Roma, la città di Roma e la sua “rigenerazione urbana”. Cioè, come ha scritto Sergio Rizzo alcuni giorni fa su Repubblica, le due parole che definiscono gli interventi per riportare a nuova vita porzioni degradate o in stato di abbandono delle metropoli.

L’Associazione dei costruttori ha calcolato che il 74% degli immobili residenziali in Italia è stato realizzato prima del 1981, quando ancora non esistevano norme antisismiche e sull’efficenza energetica. 

Per questo considero un errore grave che in Parlamento si sia scelto di limitare gli interventi di rigenerazione urbana nelle metropoli. Un atto che, presentato come “ambientalista”, nei fatti per Roma significherà continuare ad avere centinaia di edifici brutti, pericolosi e assolutamente non efficienti sotto il profilo energetico.

Noi invece dobbiamo prevedere al contrario per Roma un forte piano di riqualificazione e rigenerazione urbana mettendo in rete tutti i soggetti: dalle associazioni di categoria, ai professionisti, alle imprese fino alle comunità locali. Dobbiamo disegnare un profondo piano di recupero della città dando a tutti certezza dei tempi, semplificazione delle procedure amministrative e imponendo “bellezza urbana”. 

Il terzo e ultimo punto, per me fondamentale, è credere fortemente nel partenariato pubblico privato, ma senza pregiudizi di parte che troppo spesso la politica ha.
Guai a non non considerare le imprese, le aziende di Roma e del Lazio, motore attivo dello sviluppo. Guai a non tendere la mano verso quelle realtà imprenditoriali che sono pronte a reinvestire in loro stesse e quindi ad investire nella comunità.
In questo, nel rapporto tra pubblico e privato dobbiamo essere più coraggiosi abbandonando pregiudizi anacronistici e paure.

Questi sono alcuni miei spunti di riflessione.
Ma di fondo credo il lavoro da fare, la missione, sia quella di ridare speranza anche alle 700mila persone che vivono fuori dal raccordo anulare.
Dobbiamo disegnare una Capitale che torni ad essere nuovamente un’opportunità per i cittadini che la vivono o che la frequentano, per chi la raggiunge per studio, per lavoro, per necessità.

Per questo non possiamo sbagliare sulla scelta del Sindaco.
Una scelta che deve avere sicuramente un forte profilo personale ma che sappia godere anche del rispetto del Governo, della Regione, del tessuto produttivo e del tessuto sociale di Roma.

La candidatura di Carlo Calenda può essere la risposta alla sfida enorme che abbiamo di fronte.