QUALCHE PAROLA SUL MEDITERRANEO

Alcuni spunti del mio intervento al Forum Mediterraneo in corso a Vienna nell'ambito dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE.

Gli ultimi avvenimenti in Libia sono un drammatico campanello d'allarme per chi, come noi, difende i valori della tolleranza, del pluralismo delle idee, della libertà, della democrazia. Il cosiddetto Islamic State è arrivato al di là del Mediterraneo, e questa è una notizia che deve indurre a reagire, ma anche ad avere prudenza.

Non dobbiamo esagerare  il pericolo, ma nemmeno minimizzarlo: chi sono questi individui che fanno riferimento all'IS? Quali i loro effettivi legami con il DAESH di Siria e Iraq?  Qual è il loro effettivo controllo del territorio?

Sono informazioni  necessarie per non prendere decisioni sull'onda dell'emotività: il pensiero va a Charlie Hebdo e all'attentato di Copenaghen. Agli amici francesi e danesi il nostro affetto e la nostra  solidarietà: con la convinzione che sia compito di ognuno di noi  difendere i valori attaccati a Parigi e a Copenaghen, per i quali tante persone hanno perso la vita!

E' necessario agire in un contesto di legalità internazionale, operando nell'ambito delle decisioni delle Nazioni Unite e tentando prioritariamente di esperire qualsiasi tentativo politico, Se abbandoniamo la Libia a se stessa, l'Europa avrà il ventre scoperto  e sarà più vulnerabile. Non è una questione di pochi: stiamo parlando dell'intera sicurezza dell'Europa. Su questo è necessario un cambio di passo da parte della comunità internazionale e  l'ONU deve raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico, fare  insomma un salto di qualità, perché se la situazione è tanto grave, le responsabilità vanno ricercate anche negli errori della comunità internazionale nella fase successiva alla caduta del vecchio regime. Se cede la Libia, la follia integralista potrebbe contagiare altri paesi con rischi gravissimi non solo per la sicurezza, ma anche per la tenuta dei valori di democrazia e libertà che sono alla base della nostra convivenza civile e sono a fondamento dell'OSCE.

Uno dei motivi dell'avanzata del califfato tra le genti del Nord Africa è che la democrazia non è riuscita a legittimarsi e a prendere piede. La primavera araba è stata una luminosa, ma breve fiammata. Ha posto molti problemi sul progresso, sui diritti civili individuali e collettivi, sulla necessità di un rapporto nuovo con l'Occidente, ma ha anche messo in luce la fragilità, le contraddizioni, l'inadeguatezza ed il tormento dei rapporti con la tradizione di quella che si era proposta come nuova classe dirigente.

Questo è il terreno di sfida dell'OSCE. Dobbiamo rompere gli indugi e svolgere il nostro ruolo a garanzia delle regole anche in quei paesi che non fanno parte del nostro organismo. Difendere la democrazia, sostenere le fragili strutture statali che vanno nascendo, educare nuove classi dirigenti. Questo ruolo non è secondario. Pone le basi affinché la democrazia possa fiorire. Non è poco. Ma per fare questo c'è bisogno di un grande sforzo di coordinamento e di un preciso indirizzo politico.

Ma dobbiamo riflettere anche su un'altro fatto. E' di pochi giorni fa la notizia dei 330 morti nel canale di Sicilia. Ricorderete i 366 morti del 3 ottobre 2013. Il Mediterraneo, il mare celebrato dal grande storico francese  Fernand Braudel  sta diventando un grande cimitero e noi donne e uomini impegnati in politica non possiamo accettarlo. Da qualche mese, come sapete, la missione Triton ha preso il posto della ben più strutturata ed efficiente missione "Mare Nostrum”. Ora è chiaro a tutti: Triton è insufficiente. Triton è solo una missione di pattugliamento, Mare Nostrum poteva invece portare i soccorsi in mare.  Anche il Commissario europeo per i diritti umani, Nils Muiznieks, ha bocciato Triton, dichiarando: "La tragedia consumatasi nel Mediterraneo è un'altra sciagura che poteva essere evitata".

Le tragedie degli immigrati nel Mediterraneo e l'IS in Libia sono fatti collegati. L'instabilità della Libia rende impossibile controllare la gran parte dei flussi migratori. E questo rende questo mercato della disperazione ancora più efferato e inaccettabile. Eppure abbiamo una grande responsabilità: non solo non possiamo tradire i valori di Charlie Hebdo ma non  possiamo neanche  permettere che le donne e gli uomini che vogliono raggiungere l'Europa, il lavoro, la democrazia, la libertà, siano semplicemente respinti o lasciati morire in mare. Non faremmo altro che fornire nuove reclute all'IS.

Dobbiamo rimodulare le nostre missioni, che devono essere “di ricerca e di soccorso”, con adeguata dotazione di uomini e mezzi. L'OSCE è impegnata sul Mediterraneo e sta mettendo in atto iniziative di rafforzamento della sua dimensione mediterranea,  anche sull'immigrazione e può dare, secondo me, un importante contributo.