Migranti, la chance dell’Europa al vertice di Malta. √ą prioritario sostenere l’Africa

Il futuro dell'Europa passa da Malta. Non solo e non tanto dal punto di vista geografico perché rappresenta un crocevia imprescindibile nel mar Mediterraneo, ma anche e soprattutto perché è lì che si tiene un appuntamento strategico: il vertice Ue-Africa sull'immigrazione. A La Valletta sarà una due giorni di riflessione, ma anche e soprattutto, c'è da augurarselo, di decisioni. L'Europa, d'altronde, non può fare altrimenti: o sceglie che direzione prendere, in modo definitivo, oppure il rischio che gli sforzi fatti negli ultimi mesi siano gettati alle ortiche è forte. Il risultato, in questo caso, sarebbe tutt'altro che felice perchè porterebbe non solo a una scarsa incisività sul fronte della gestione dei flussi migratori, ma anche a un acuirsi del disequilibrio interno tra i Paesi membri.

Una doppia sfida, dunque, per Bruxelles, chiamata innanzitutto ad affrontare una questione atavica, che oggi si ripropone come attuale se si vuole intervenire in modo efficace e diretto sul tema dell'immigrazione: i rapporti con il continente africano. La logica emergenziale non basta pi√Ļ: necessaria e salvifica in un periodo storico in cui i flussi, soprattutto quelli provenienti dall'Africa, si sono fatti consistenti, deve ora necessariamente trasformarsi in una politica comune pi√Ļ strutturata, elemento che oggi stenta ad affermarsi.

Il governo italiano, che ha lavorato attivamente e in prima linea per promuovere una cultura d'impegno collettivo, si presenta al vertice de La Valletta con una posizione netta e precisa: non possiamo prescindere dall'aiuto alle popolazioni locali dell'Africa. Dal Nord del continente al Corno d'Africa non possiamo voltare lo sguardo altrove e pensare, erroneamente, che le migrazioni possano fermarsi da sole o sbarrando la strada verso l'Europa con i fucili sulle coste n√© tanto meno con fili spinati e muri. Al contrario dobbiamo promuovere, a livello europeo, politiche concrete a sostegno delle popolazioni locali per migliorarne le condizioni di vita in loco. Facile a dirsi, pi√Ļ difficile a farsi perch√© l'Europa, fino a questo momento, non √® riuscita a centrare l'obiettivo e ora si ritrova a doverlo perseguire inevitabilmente.

Un punto di partenza gi√† c'√® ed √® quello che sar√† istituzionalizzato proprio a La Valletta: il¬†Fondo fiduciario di emergenza Ue per le migrazioni in Africa. √ą fondamentale che questo strumento possa essere efficiente nel migliore dei modi fin dalla sua nascita. E perch√© ci√≤ accada √® fondamentale superare le critiche che alcuni Paesi membri hanno sollevato alla vigilia. Si √® discusso a lungo sull'opportunit√† di condizionare gli aiuti allo sviluppo alla collaborazione in materia di riammissione e rimpatri: sarebbe un errore imperdonabile perch√© irrigidirebbe i processi di cooperazione in atto. Meglio, al contrario, offrire ai partner che si impegnano su riammissione e rimpatri, aiuti aggiuntivi, mirati alla reintegrazione sociale e all'inserimento dei rimpatriati nel mercato del lavoro.

L'Italia sosterrà in modo convinto la necessità che il "Fondo" cammini con gambe proprie e non sia condizionato da elementi che rischiano di minarne la credibilità, oltre che l'efficacia, fin dall'inizio.
Le risorse previste dal fondo potranno essere utilizzati per progetti di sviluppo economico e creazione di impiego, soprattutto per giovani e donne, nonch√© per servizi sociali di base, per la sicurezza alimentare e, pi√Ļ in generale, per la gestione dei flussi migratori e governance in 23 Paesi nelle tre regioni del Sahel, del Corno d'Africa e del Nord Africa. Si tratta di un impegno concreto, che guarda alle condizioni di vita di uomini, donne e bambini che ogni giorno sono costretti a fuggire dalle loro terre per sopravvivere.

Se con le operazioni in mare, da¬†Mare nostrum¬†a¬†Triton, abbiamo assolto al nostro dovere morale di salvare vite umane in condizioni di pericolo estremo, non possiamo ignorare un solo minuto di pi√Ļ la necessit√† di intervenire concretamente per dare un sostegno a queste persone nei loro Paesi. Occorre farlo con i fatti. A La Valletta, l'Europa deve dimostrare di essere un'unione a 360 gradi: risiede l√¨ la nostra scommessa e la possibilit√† di costruire un futuro migliore per tutti. √ą tempo di agire. E di farlo concretamente. L'Europa non ha pi√Ļ margini temporali per aspettare. A La Valletta abbiamo l'occasione storica di scrivere una nuova pagina nei rapporti tra l'Europa e l'Africa: una pagina concreta, fatta di progetti e risorse, non di belle intenzioni.

 

Questo articolo è stato pubblicato su  www.huffingtonpost.it/marietta-tidei-/