Migranti a Civitavecchia, il dovere morale di dire sì alla solidarietà

Sull'arrivo di circa 300 migranti alla caserma 'De Carolis' a Civitavecchia leggo ed ascolto parole senza senso. Parole che sono estranee anche alla storia e all'anima della nostra cittadina.
Civitavecchia è una città di porto: da sempre arrivano nuove persone, provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo, che si integrano nella nostra comunità.
Civitavecchia è anche una città di immigrazione recente: le nostre campagne sono state popolate da abruzzesi e marchigiani, che hanno dato un contributo fondamentale alla ricostruzione materiale ed economica dopo la catastrofe della guerra.
I nostri concittadini, negli anni '60 e '70, come tanti altri italiani, sono emigrati in Svizzera e in Germania. Anche noi siamo stati migranti. Fin qui il passato.
Il presente e il futuro sono fatti dai nostri giovani che, non trovando lavoro, emigrano cercando fortuna all'estero: pochi lo sanno, ma a Londra esiste una folta comunità civitavecchiese. Anche loro sono immigrati.
Ritengo strano che regni la commozione generale quando una carretta del mare carica di migranti affonda nel Mediterraneo e che quando quegli stessi uomini, donne e bambini sopravvivono e arrivano sulle nostre coste, diventano un problema.
Il messaggio che si lancia è atroce. Come cadaveri galleggianti meritano la nostra compassione, come esseri umani vivi sono un pericolo: questo modo di pensare è indegno per un Paese civile.
Civitavecchia non può essere lasciata da sola a gestire l'arrivo dei migranti, né le può essere chiesto di andare al di là dei propri limiti: il numero di persone da accogliere deve essere commisurato alle reali possibilità delle nostre strutture.

Il primo obiettivo, con la salvaguardia della città, deve essere la qualità dell'accoglienza.

Non dobbiamo certamente ripetere l'esperienza del 2011, ma abbiamo il dovere morale di dire sì alla solidarietà.
La solidarietà si basa sulla compartecipazione: su questo il Governo sta facendo molto, alzando la voce in Europa, ma dobbiamo essere consapevoli che se si costruiscono muri, se si cavalca il qualunquismo, se si agita il fantasma della xenofobia raschiando il torbido fondo dell'anima umana, la città verrà sospinta verso un burrone.
Dietro all'uomo qualunque che addita il 'nero' di turno c'è una catastrofe contro la quale le forze sane della nostra città, che sono tante, devono mobilitarsi. La politica non può permettersi di scherzare con il fuoco.
Per questo vi invito all'iniziativa prevista per il 14 novembre proprio a Civitavecchia. Con me ci saranno l'ex ministro Livia Turco ed il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà Civili ed Immigrazione del Viminale.
Questa discussione sarà un contributo alla crescita e allo sviluppo di quelle 'forze sane' che credono che gli uomini siano portatori di diritti inviolabili, indipendentemente dal colore della pelle e da come attraversano il Mare Nostrum.
Anche noi siamo stati migranti.

La solidarietà e l'accoglienza sono un dovere, non dobbiamo dimenticarlo.