L’Italicum è una realtà. La nuova legge sorreggerà il rinnovamento del Paese.

L'Italicum è una realtà. Ha superato lo scoglio della Camera dei Deputati e sarà legge. Le difficoltà sono state tante, interne ed esterne al Governo, interne ed esterne al PD.

Ma abbiamo dimostrato una cosa fondamentale: questo governo non si lascia intimidire e se prende un impegno con gli italiani lo porta a termine. Un esecutivo diverso, cedendo ai piccoli ricatti ed alle necessità di piccolo cabotaggio, principalmente legate alla sopravvivenza di un ceto politico che oramai rappresenta solo se stesso, avrebbe iniziato a smantellare pian piano l'impianto del rinnovamento creando il solito pasticciaccio all'italiana che non avrebbe risolto nulla.

Avrebbe cambiato, come ne “Il gattopardo”, lasciando tutto com'era.

L'Italia ha bisogno di stabilità. Di governi che prendano decisioni. Ha bisogno di un parlamento che decida in fretta, senza impaludarsi. L'Italicum risponde in pieno a queste necessità.

Taluni dicono che la nuova legge elettorale sia un'imposizione di Matteo Renzi. Mi stupisco: in più di un'occasione la proposta è variata per venire incontro a giusti rilievi, sia riguardo la soglia del premio di maggioranza che riguardo alla soglia di sbarramento. Lo stesso dicasi per le preferenze, che ridaranno la possibilità agli elettori di scegliere il loro rappresentante e per la rappresentanza di genere, nessun genere potrà avere più del 60% dei capilista.

Si è discusso molto e si sono raggiunti nuovi punti fermi.

Altri dicono che l'Italicum sia antidemocratico, perché punta sulla stabilità sacrificando la rappresentanza. Ma mi domando, rappresentare chi? Dal punto di vista dei diritti ognuno di noi, come singolo individuo, va tutelato. Benissimo.

Le parti politiche, però, sono un'altra cosa: esse sono agglomerati di persone, unite dalla stessa visione del mondo che, insieme, vogliono raggiungere l'obiettivo di modificare, con gli strumenti democratici, il mondo in cui vivono.

Le parti politiche esprimono una loro peculiare cultura politica.

Ma un gruppo allo 0,50%, all'uno, al due per cento, esprime una cultura politica? Secondo me no. Partiti così piccoli sono solo federazioni di vari comitati elettorali. Le loro dimensioni negano sia un reale, capillare, radicamento territoriale che una mobilità interna. I piccoli partiti, per necessità di cose, garantiscono i soliti noti, penalizzando i giovani.

La soglia di sbarramento al 3% costringe le parti politiche minori a sedersi attorno ad un tavolo e a discutere per poter competere. Costringe i vari comitati elettorali ad evolversi in partiti veri e propri e a sviluppare una cultura politica. Li costringe ad avere una nuova vita interna, elaborare proposte competitive e a garantire la mobilità, favorendo i giovani. Non mi sembra poco.

Mi auguro che le divisioni interne al Partito Democratico si ricuciano nel più breve tempo possibile. La responsabilità che ci aspetta, come partito, proprio sulla base della nuova legge elettorale, sarà quella di competere efficacemente per governare il paese. Dobbiamo noi per primi dare un esempio di coerenza e capacità dialettica e di confronto, che non vadano però a minare i nostri stessi organi e la nostra identità.

Il paese ha bisogno di un PD autorevole, forte e compatto.  Ho dato il mio contributo alla nuova legge elettorale. Sono soddisfatta del mio voto. Una legge nuova che sorreggerà il rinnovamento del Paese.