Le elezioni presidenziali in Tajikistan

Marietta Tidei,Deputata, membro dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE

Sono da poco rientrata dal Tagikistan dove ho partecipato come osservatrice OSCE (l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea) alle elezioni presidenziali del 6 novembre, vinte con l’83,6% dei voti da Emonali Rahmon, che governa ininterrottamente dal 1992.

In Tajikistan per potersi candidare alle Presidenza della Repubblica è necessario raccogliere le firme del 5% degli aventi diritto al voto e la candidatura dell’unica donna, Oynihol Bobonazarova, musulmana moderata, avvocatessa attivista dei diritti umani, candidata del Partito della Rinascita Islamica e del Partito Socialdemocratico non è stata accolta dalla commissione elettorale centrale per non aver raggiunto le 210.000 firme necessarie, a causa dell’ostruzionismo dell’apparato burocratico statale.

Il Tajikistan, è un piccolo stato, devastato dalla guerra civile del 92-97, per la gran parte montuoso e incoltivabile, il 46% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, è il Paese più povero tra le ex Repubbliche socialiste sovietiche ma la sua posizione geografica e il suo lungo confine con l’Afghanistan, dal quale passa buona parte dell’oppio afghano destinato ai mercati occidentali, ne fanno uno stato strategico e lo diventerà ancora di più nel 2014 quando i contingenti militari stranieri si ritireranno progressivamente dall’Afghanistan e si scontreranno i diversi interessi dei principali attori regionali.

Nel suo interim report l’OSCE aveva sottolineato le gravi carenze democratiche emerse in campagna elettorale: dall’assenza totale di dibattito tra i 6 candidati, all'assenza di una lista elettorale centrale, ad una presenza sui mezzi di informazione assolutamente sproporzionata in favore di Rahmon che per tutto il periodo di campagna elettorale ha avuto una copertura mediatica di circa il 90%.

In queste condizioni di certo non ci si potevano aspettare elezioni trasparenti e regolari ma quello che gli osservatori hanno visto nei seggi va oltre qualsiasi più fervida fantasia.

Le liste elettorali erano compilate a mano e le schede non erano né timbrate né firmate dal Presidente del seggio ma semplici fogli bianchi stampati, tranquillamente fotocopiabili. Le urne erano trasparenti e gli elettori, dopo aver votato, magari in tre o quattro nella stessa cabina elettorale inserivano la scheda votata non piegata ma aperta, in modo che chiunque potesse vedere la preferenza. Molti elettori votavano anche 3 o 4 volte e con grande disinvoltura,di fronte allo sbalordimento degli osservatori internazionali e all'indifferenza dei membri della commissione elettorale, inserivano nell'urna anche quattro schede alla volta. Seduti al tavolo della commissione a svolgere le operazioni elettorali non c'erano solo i membri ufficiali nominati,ma anche semplici volontari, mogli, mariti, figli e amici che, come se fosse del tutto normale,controllavano, si fa per dire, documenti, facevano firmare gli elettori, distribuivano schede elettorali. Falsi ciechi che facevano votare altri al posto loro e tante persone che votavano per mariti, mogli, figli assenti. Liste di firme identiche. Musica, dolci e tè dentro ogni seggio, pacchi di generi alimentari per gli anziani.

Il fatto che non sia stata garantita la segretezza del voto non è sembrato essere un problema né per gli elettori, che probabilmente sono abituati così e che ritenevano scontato l'esito delle elezioni, né per i membri delle commissioni elettorali che avrebbero dovuto garantire un minimo di rispetto delle regole e che invece, anche quando sollecitati dagli osservatori facevano spallucce. Impossibile comprendere e da accettare per un europeo ma normalissimo per la gran parte dei tagiki che ho incontrato nei seggi e con i quali ho parlato. Anche per il mio giovane interprete Rahim che mi ha detto di aver votato per Rahmon perché ha eliminato il coprifuoco, imposto durante la guerra civile, e ora la sera si può uscire, perché ha demolito tutte le case vecchie e ne ha costruite di nuove e moderne, perché ha costruito un enorme luna park e perché, a sentire Rahim, sta per inaugurare il più grande ristorante del Paese.

L’esito delle elezioni era scontato non altrettanto scontati però appaiono i risultati del quarto mandato consecutivo di Rahmon. Il Paese sta vivendo rapporti altalenanti con Mosca e questo costituisce un problema visto che il suo PIL è altamente influenzato dalle rimesse dei tajiki che lavorano in Russia. Sarà inoltre un mandato nel quale dovrà affrontare le crescenti tensioni sociali e l’enorme povertà che affligge il Paese.

Il più grande ristorante del Paese non basterà a sfamare tutti i tagiki.