La Tunisia √® e rester√† un baluardo contro l’integralismo

Tunisi è stata il centro della Primavera Araba. La rivoluzione dei gelsomini ha creato una democrazia priva di connotazioni islamiche, frutto di una società sostanzialmente laica e matura, in cui, durante i moti che hanno portato alla deposizione di Ben Alì, l'esercito si è rifiutato di essere strumento di repressione, trasformandosi in difensore delle istanze di libertà, giustizia sociale e democrazia.

All'interno dei paesi arabi la Tunisia è un simbolo. Per questo gli integralisti islamici lo hanno colpito.

Sono stata al museo del Bardo insieme ai colleghi dell'intergruppo parlamentare per la pace. E' stato terribile vedere i segni della violenza della strage del 18 marzo. I muri crivellati di proiettili ridavano l'immagine della paura, delle grida, del caos. La sensazione, guardandosi intorno, era quella di intravvedere ancora il sangue. Abbiamo, insieme a Franco Bordo, Filippo Fossati e Marisa Nicchi, reso omaggio alle vittime del vile atto terroristico e abbiamo portato, ai parlamentari e al popolo tunisino, tutta la nostra solidarietà. Ma quello tunisino è un popolo forte, che, immediatamente dopo il tragico accadimento, ha reagito con una grande mobilitazione, portando in piazza settantamila persone.

I loro parlamentari rivendicano con orgoglio la laicità delle istituzioni e la giustezza della battaglia per la democrazia.  La Tunisia è e resterà un baluardo contro l'integralismo.

Sono orgogliosa che il PD sia in prima linea per sostenere la Tunisia. A partire da un taglio del debito nei confronti dell'Italia per venticinque milioni di euro. Con questo si proporrà che il nostro paese si faccia promotore di una "conferenza dei donatori", che porti aiuti finanziari immediati ed investimenti di medio e lungo termine nel paese Nord africano. Si avvieranno le procedure per far entrare la Tunisia nell'area approfondita di libero scambio (DCFTA), favorire la mobilità dei lavoratori tra UE e Tunisi e far entrare la Tunisia nelle maggiori agenzie dell'Unione Europea e nei programmi di sostegno, attraverso la concessione dello "status avanzato" di partenariato.

Il paese Nord africano ha bisogno di tutta la nostra solidarietà e di tutto il nostro aiuto. Rafforzare i legami con l'Europa, far sviluppare l'economia, vuol dire, immediatamente, rafforzare le istituzioni democratiche.

A Tunisi, sempre con i colleghi dell'intergruppo ¬†parlamentare con la pace, ho partecipato all'incontro ‚ÄúI Parlamenti europei per il riconoscimento della Palestina‚ÄĚ che si √® tenuto nella cornice del Forum Sociale Mondiale. Si √® parlato del riconoscimento, da parte dei singoli parlamenti, dello stato palestinese. Si √® espresso pieno sostegno alla causa del popolo di Palestina e al diritto al rientro dei profughi. Si √® discusso molto, ma √® emersa, con chiarezza, la volont√† di correggere le storture della storia, ridando terra e dignit√† ad un popolo oppresso e pace ad uno dei luoghi pi√Ļ martoriati del pianeta.

Il Forum Sociale si è chiuso in una data estremamente simbolica perché coincidente con la giornata della terra palestinese. Il 30 marzo 1976, infatti, sei manifestanti palestinesi morirono in seguito al tentativo di resistenza contro la confisca della loro terra.

Il Forum Sociale mondiale ha visto la partecipazione di trentamila persone e l'adesione di pi√Ļ di cinquemila organizzazioni. A meno di due settimane dalla strage del museo del Bardo √® stata la riposta pi√Ļ efficace possibile al terrore dell'Isis. Il Forum, con le sue istanze di giustizia e libert√†, con la sua multiculturalit√†, √® stato una risposta coraggiosa e frontale al terrorismo integralista.

Sono felice e fiera di essere stata in quel luogo, in quel momento, insieme a tutti colori i quali credono che la solidarietà, la pace ed il progresso vincano sempre contro la barbarie.