LA STATUA DEL BACIO. UN RAGIONAMENTO OLTRE LE POLEMICHE

                                                                                                                        
Ho appreso dagli organi di stampa e da singoli cittadini della polemica relativa alla rimozione della 'statua del bacio'. Le polemiche appassionano e scaldano gli animi, ma vorrei esprimere il mio punto di vista svolgendo un ragionamento che vada al di là delle tifoserie.
Ho preso atto delle dichiarazioni del sindaco Cozzolino che vede nella statua un simbolo dell' "imperialismo americano", aggravato dal fatto che, durante la seconda guerra mondiale, furono gli statunitensi a bombardare Civitavecchia con particolare accanimento nel triste 14 maggio 1943.
Mi dispiace ascoltare una simile superficialità storica che chi rappresenta le istituzioni non si dovrebbe permettere. Gli Stati Uniti erano sicuramente avversari dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, ma è stato anche grazie a loro se l'Europa, l'Italia e Civitavecchia si sono rialzati dalle macerie. Senza il grande sforzo del piano Marshall, del quale hanno beneficiato tutti i nostri nonni e bisnonni, anche quelli del sindaco, questo sarebbe stato impossibile. La nostra città venne bombardata ripetutamente dagli aerei americani ed inglesi. L'aviazione inglese ospitava piloti di tutto il Commonwealth, quindi canadesi, australiani, neo zelandesi etc, nonché piloti provenienti dalle aviazioni dei paesi occupati dai nazi fascisti, quindi olandesi, belgi, norvegesi, polacchi, etc. Seguendo il ragionamento del nostro sindaco, oggi, a 71 anni da allora, Civitavecchia dovrebbe essere lei in guerra con metà del pianeta. Ivi compresa la Russia che, all'epoca, era alleata degli States. Mi sembra una cosa fuori luogo. Oltretutto l'opera originale cui si ispira la statua, la famosa fotografia scattata a Times Square nel 1945 ad opera del fotografo Alfred Eisenstaedt, è diventata il simbolo della fine della guerra, della pace e lancia un messaggio immediato e che non lascia spazio ad interpretazioni. Definirla strumento dell'imperialismo lascia basiti.
Ho molto rispetto per la Civitavecchia sotterranea e per i dipinti di casa De Paolis, di cui parla il nostro sindaco contrapponendoli alla 'statua del bacio'. Ma questi due gioielli, se lasciati da soli, languiranno fino a morire. Solo se al nostro patrimonio storico archeologico affianchiamo una vera politica culturale, fatta di contaminazioni e di aperture, riusciremo ad essere vincenti e a dare alla nostra città un ruolo al centro del Mediterraneo. Questo vuol dire dare spazio all'arte contemporanea, a grandi spazi museali, ai grandi eventi internazionali, porci come centro di formazione d'eccellenza per le attività artistiche, culturali e musicali".
Sono preoccupata per l'idea di città che il sindaco esprime. Qualcosa di chiuso, autosufficiente, un po' come le palle di natale che basta girare sotto sopra per veder nevicare e al cui interno si consuma un universo triste e sempre uguale.  La città deve aprirsi ad influenze  culturali nuove, alle innovazioni tecnologiche e d'impresa. Diventare il centro del Mediterraneo vuol dire anche meritarselo.
La statua della marina era diventata un simbolo della città: basta guardare le cartoline e la tanta gente, sopratutto turisti, che facevano a gara per farsi fotografare ai piedi dell'infermiera e del marinaio. Essa svolgeva un ruolo insostituibile in una città priva di simboli e con un patrimonio storico devastato dalla guerra. Rappresentava la città in maniera tangibile. Toglierla in silenzio, facendo finta di nulla, senza dire niente a nessuno quasi si commettesse un furto, getta una luce dubbia su tutta l'operazione, a partire dall'idea di città, di cultura e di progresso di questa amministrazione che preferisce un provincialismo gretto ma gestibile alle sfide e alle enormi possibilità dell'integrazione mediterranea.