I 40 anni dell’Osce. Mettiamo in pratica lo spirito di Helsinki

Una parte della premessa dell'Atto di Helsinki recita: ‚ÄúL'obiettivo di questa Organizzazione √® di operare nell'interesse dei popoli per migliorare ed intensificare le loro relazioni, contribuire, in Europa, alla pace, alla giustizia, alla cooperazione, nonch√© al riavvicinamento tra loro e con gli altri Stati del Mondo‚ÄĚ.

Sono passati un po' di anni da allora, ma queste parole sono ancora tragicamente necessarie. Risuonano nelle nostre orecchie come un monito perenne. Viviamo situazioni di estrema tensione, con incendi che possono divampare da un momento all'altro: penso al Nagorno Karabackh, alla Transnistria, all'Ossezia, all'Abkazia. Penso a quella enorme polveriera che è l'Ucraina.

La situazione non è semplice: i nazionalismi vengono fomentati da grandi interessi geopolitici ed economici che trovano con sempre con maggiore difficoltà e fatica una composizione dei loro disaccordi.

40 anni fa, proprio ad Helsinki, si comprese che la distensione non costituiva una minaccia ma un'opportunit√† e quell'intuizione negli anni ha prodotto risultati positivi ma lavorare per la pace √® una cosa impegnativa che presuppone sforzi costanti. Ci si scontra ogni giorno con odi sedimentati, contro gruppi di potere consolidati, contro i fondamentalisti. E' un lavoro ancora pi√Ļ difficile se pensiamo che l'odio corre veloce grazie alle nuove tecnologie, specie quelle legate ad internet, che hanno anche il difetto di banalizzare la comunicazione, facendo strada a concetti semplicistici e ad effetto. Non esiste nulla di pi√Ļ semplice e banale della violenza. Non √® un caso se la strada per l'arruolamento nei fondamentalismi religiosi passi per il web.

Ma voi mi insegnate che dove ci sono materiali esplosivi ci sono anche i pompieri, per prevenire esplosioni ed intervenire in caso di emergenza. E' il caso del nostro organismo e della sua assemblea parlamentare: 323 membri in rappresentanza di 57 stati, che dialogano anche in presenza di forti tensioni, come nel caso dei rapporti tra Russia ed Ucraina. Ma il nostro impegno maggiore dovrebbe quello di trasformare lo ‚Äúspirito di Helsinki‚ÄĚ nel ‚Äúmetodo Helsinki‚ÄĚ. Tradurre l'aspirazione ideale in realt√† tangibile. Siamo stati presenti in tutte le iniziative volte a rilanciare i valori fondanti dell'Osce, dal ‚ÄúProcesso Helsinki + 40‚ÄĚ alla ‚ÄúDichiarazione per la prosecuzione del Processo Helsinki + 40‚ÄĚ. Siamo qui, oggi, a ribadire il nostro impegno affinch√© la visione fondativa della nostra organizzazione pervada il pianeta.

Vogliamo un mondo conquistato dalla pace, dai diritti umani, dal progresso. Vogliamo un mondo dove nessuno abbia fame e dove nessuno venga perseguitato. Portiamo avanti il sogno di una umanità nuova. E vogliamo lavorare per questo.

L'assemblea parlamentare dell'Osce √® stata un canale di dialogo sempre aperto, ma proprio questa sessione nella quale si celebra il 40¬į anniversario dell'Atto finale di Helsinki, registra un'assenza che pesa come un macigno sul nostro lavoro e sullo spirito di Helsinki. L'assenza della delegazione russa √® qualcosa di inaccettabile che svilisce il senso di ci√≤ che tutti noi ci proponiamo di fare.. L'increscioso diniego del visto ad alcuni membri della delegazione russa ci da la dimensione della gravit√† della situazione. La nostra organizzazione, nata per avvicinare mondi distanti per. Raggiungere la pace e la sicurezza attraverso il dialogo, oggi √® azzoppata. Noi discuteremo della crisi Ucraina, delle violazioni del diritto internazionale, ma lo faremo senza la Russia, sulla quale in molti condividiamo un giudizio negativo rispetto all'annessione della Crimea, al mancato rispetto degli accordi di Minsk, ma che non pu√≤ essere tenuta fuori da questo forum di dialogo.

In conclusione del mio intervento mi sento di rivolgere un appello al Presidente dell'Assemblea perché faccia di tutto per recuperare la presenza e il contributo della delegazione russa ai nostri futuri lavori. Serve alla nostra organizzazione ma serve soprattutto alla comunità internazionale che non può permettersi di tenere fuori la Russia dai tavoli per la risoluzioni dei tanti conflitti che oggi infiammano mediterraneo, medio oriente e Africa.