Helsinki 40°, parliamo di energia, scienza, tecnologia e ambiente

In occasione del quarantesimo anniversario dell'Atto finale di Helsinki, che portò alla creazione della nostra organizzazione nel 1975 (la CSCE, che sarebbe poi diventata l’OSCE), vale la pena di ritornare col pensiero alle ragioni che indussero 35 nazioni ad assumere un impegno reciproco nei confronti della sicurezza e della cooperazione. Oggi l’OSCE conta 57 paesi. Si è evoluta, riflettendo le trasformazioni che sono intervenute nel corso degli anni, dimostrando che la strada intrapresa allora era effettivamente quella giusta.

Quaranta anni fa ad Helsinki, quando le dimensioni interconnesse della sicurezza sono state divise nelle tre sfere convenzionali (o canestri) dell'OSCE, fu posto un certo accento sulla cooperazione economica. Nel 1975, i fondatori dell’OSCE capirono. Spesso si è ritenuto che la sfera della cooperazione economica meritasse un'attenzione marginale rispetto agli altri due ambiti della sicurezza politica e dei diritti umani. In effetti, ad un'analisi più attenta, si vede che è proprio in questo secondo ambito che lo spirito di Helsinki è riuscito, negli ultimi quarant'anni, a conseguire risultati stabili e tangibili.

Oggi, la cooperazione economica è una realtà tra tutti gli Stati partecipanti; essa esiste anche laddove gli Stati non collaborano costruttivamente a livello politico. C'è ancora molto da fare per realizzare uno sviluppo economico duraturo ed equilibrato che sia all'altezza delle nuove sfide dell'economia globale.

La crisi economica che è iniziata alla fine del 2008, e che da allora ha devastato le economie di molti paesi, ha dimostrato ancora una volta quanto le relazioni economiche abbiano un impatto diretto sull'equilibrio geopolitico globale. Proprio per queste ragioni l'attuazione del programma nel secondo ambito è ancora, quarant'anni dopo la sua formulazione, uno degli obiettivi chiave dell'OSCE. Occorre però rendere attuali quegli obiettivi e ribadire che l'eccessiva austerità si sta dimostrando del tutto inadeguata risolvere i problemi di molti Paesi, quello che sta accadendo in Grecia ne è' la dimostrazione più lampante. La crisi ha colpito le classi più povere per questo il consolidamento dei bilanci non può' prescindere da una sana strategia di crescita, di coesione sociale e di investimenti in scienza e tecnologia, tutti elementi che sono vitali per migliorare le condizioni di vita delle persone.

L'OSCE deve esortare i governi a prendere le distanze dalle politiche fondate sull’austerità e far leva invece su una politica di rilancio degli investimenti, senza la quale una cooperazione economica sana ed equilibrata è impossibile. Credo che sia altresì importante rafforzare le misure contro la corruzione internazionale e il riciclaggio di denaro: attività economiche illecite che sottraggono notevoli risorse ai bilanci pubblici.

Sicurezza alimentare e idrica

Nel 1975, l'Atto finale di Helsinki intuì con lungimiranza che la sicurezza alimentare sarebbe stata una delle questioni economiche più importanti del mondo, una questione “per risolvere la quale occorrono sforzi maggiori ed efficaci”. In diverse Sessioni Annuali dell'Assemblea Parlamentare dell' OSCE si sono esaminati questi temi esaminato proprio questo argomento, ritenendolo non solo una questione essenzialmente economica, ma anche una questione centrale di ciò che l'Atto finale di Helsinki definisce la globalità e la indivisibilità della sicurezza.

L'alimentazione è un diritto universale riconosciuto dalla comunità internazionale e dall'Articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Anche una gestione equilibrata e adeguata delle risorse alimentari può favorire la prevenzione dei conflitti, contribuendo ad affrontare le sfide della sicurezza.

Perché la crescita demografica sia sostenibile e per eliminare la malnutrizione è necessario un duplice approccio alla questione: il primo è di concepire la 'sicurezza alimentare' come un pilastro di stabilità internazionale e un fattore chiave di geopolitica; il secondo è di individuare nuove soluzioni tecnologiche e nuovi comportamenti. Proprio sul tema dell'alimentazione si sta attualmente svolgendo in Italia un grande evento a Milano: l' Expo 2015, il cui tema è 'Nutrire il pianeta, energia per la vita' . L'Expo Mi-lano 2015 offre un'opportunità ideale per discutere potenziali soluzioni ad una delle più ingiuste contraddizioni del nostro tempo: da un lato ci sono persone che ancora soffrono la fame (si stima che nel-biennio 2010-2012 circa 870 milioni di persone erano malnutrite), mentre dall'altro si sprecano migliaia di tonnellate di cibo e si muore per problemi di salute associati a una dieta inadeguata e a un con-sumo eccessivo di alimenti.

Trovare un giusto equilibrio tra disponibilità e consumo di risorse è possibile attraverso adeguati pro-cesso decisionale, stili di vita sostenibili e l'adozione di tecnologie per un'agricoltura sostenibile d'avanguardia. Tra le iniziative positive da citare vi è il Protocollo di Milano, che ha già ricevuto il sostegno di varie organizzazioni e di diversi Paesi: il protocollo è stato concepito per incentivare nuove iniziative da parte di tutti gli Stati per garantire lo sviluppo dell'agricoltura sostenibile e per combattere lo spreco alimentare. L' OSCE può svolgere un ruolo di guida in qualità di facilitatore e promotore di iniziative in tutte queste direzioni. Proprio sull’alimentazione, si possono condividere le migliori prati-che per introdurre un'alimentazione e stili di vita più sani promuovendo le best practics consolidate nel tempo.

L'acqua è il primo fattore di rischio per la sicurezza alimentare, anche intrinseca, perché l'acqua sta diventando una risorsa geostrategica sempre più determinante. Non a caso uno degli obiettivi del millennio dell'ONU all'inizio del secolo era di dimezzare la percentuale della popolazione mondiale che non ha accesso sicuro a fonti di acqua potabile e prestazioni sanitarie di base. Come altre grandi organizzazioni internazionali, l' OSCE dovrebbe inserire in via permanente la questione dell'acqua nella propria agenda e considerarla un elemento imprescindibile della sicurezza e della stabilità sociale. E' stato stimato che un quinto della popolazione mondiale vive in aree soggette a carenze idriche; una persona su quattro nel mondo è afflitta da scarsità d'acqua determinata da ragioni economiche. Date le attuali tendenze economiche e demografiche, la criticità di questi dati è destinata purtroppo ad aumentare.

Dobbiamo quindi sviluppare e migliorare adeguatamente le tecniche di irrigazione, preservare le risorse idriche e assicurare che queste ultime non si esauriscano, dobbiamo promuovere il riciclaggio dell'acqua per l'agricoltura, rinnovare le infrastrutture di erogazione dell'acqua potabile, e proteggere le risorse idriche da ogni forma di inquinamento. L'adeguata gestione e distribuzione delle risorse idriche è un obiettivo che non possiamo permetterci di non raggiungere. Come ha detto il Papa in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua' (promossa dalle Nazioni Unite il 22 marzo), “l'acqua è un bene comune per eccellenza... l'elemento più essenziale per la vita, e il futuro dell'umanità dipende dalla nostra capacità di custodirlo e condividerlo.”

Sicurezza energetica

Sul punto della Sicurezza energetica è necessario governare i processi per ridurre gli squilibri tra paesi produttori e paesi consumatori anche con riferimento alla distribuzione. Questa sfida riguarda l'area OSCE e il bacino del Mediterraneo e, a mio avviso, ruota su quattro aree critiche.

La prima riguarda l’approvvigionamento energetico e la politica: perché se da un lato l'approvvigionamento energetico non può essere utilizzato come strumento di pressione politica, dall'altro i produttori di materie prime devono avere rassicurazioni circa il valore dei loro beni che troppo spesso sono sottoposti a convulsi cambi di prezzo.

Un altro aspetto che dovremo affrontare è quello legato alla distribuzione efficiente delle risorse energetiche che dipende in primo luogo da un'adeguata rete di distribuzione. Servono iniziative idonee a stabilizzare il flusso delle risorse energetiche.

Poiché l'OSCE comprende regioni dell’Asia centrale e del Caspio (che sono tra le aree al mondo più ricche di idrocarburi), la cooperazione fra i paesi OSCE è indispensabile per giungere ad una maggiore razionalizzazione dell'intero sistema distributivo e per le stesse finalità è indispensabile realizzare una piena integrazione delle reti energetiche, posto che le interconnessioni potranno evi-tare discontinuità nella disponibilità di energia, soprattutto in alcuni Paesi che attualmente registra-no una maggiore dipendenza da singoli fornitori, e concorrere ad una riduzione dei prezzi attraverso una distribuzione ottimale dell’energia. La stessa Commissione Europea nelle sue comunicazioni riguardanti il cosiddetto pacchetto Energy Union individua nella maggiore interconnessione tra Stati, e nella maggiore cooperazione regionale, strumenti importanti per conseguire l'obiettivo di un mercato integrato.

La terza area critica riguarda la differenziazione delle fonti di approvvigionamento. L’autonomia energetica è da sempre un tema cruciale in tutta l’area OSCE. In questo senso la diversificazione delle fonti favorisce la sicurezza e la sostenibilità ambientale.

Ultimo, ma non ultimo per importanza come fattore di sicurezza, è l'efficienza energetica che può essere paragonata ad una vera e propria fonte di energia, intesa anche come miglioramento e delle reti energetiche, in particolar modo di quelle elettriche pubbliche, sperimentando nuove tecnologie come già stabilito nel c.d. "Pacchetto energia-clima" al Consiglio Europeo del 24 ottobre 2014. Sono tutte politiche pubbliche sulle quali avviare un più forte rapporto di cooperazione tra i paesi OSCE.

Ricerca nelle nuove fonti di energia

L'Atto finale di Helsinki fa esplicito riferimento alla ricerca congiunta sulle nuove fonti di energia. A distanza di quarant'anni, dopo una serie di problemi ambientali provocati dalle centrali nucleari, l'atteggiamento nei confronti di questa fonte di energia è caratterizzato da maggiore prudenza. Eppure, come ben sappiamo, anche gli idrocarburi sono responsabili di enormi problemi ambientali. Per questo moti-vo, nei prossimi decenni dovremmo promuovere un mercato energetico più ampio, più integrato, caratterizzato da un mix più equilibrato in modo da ridurre i problemi di dipendenza energetica.

E' inoltre necessario puntare su un ulteriore sviluppo delle rinnovabili, sulle nuove tecnologie e sulla generazione diffusa. Lo sviluppo dall'economia verde è di vitale importanza per la sicurezza e l'efficienza energetica, ma più in generale, per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio che prevedono specificamente la sostenibilità ambientale come obiettivo da raggiungere entro il 2020.

L'ambiente

Il punto di partenza per il contrasto ai cambiamenti climatici può solo essere quello delle misure globali per ridurre le emissioni. Lo stesso G7 che si è tenuto ad ELMAU ad inizio giugno ha assunto un orientamento molto forte in questo senso.

La Conferenza di Lima per giungere ad una base consensuale ha adottato l'appello di Lima per l'azione sul clima, un documento che indica linee guida per un accordo definitivo sulla riduzione delle emissioni di gas serra da firmare alla COP 21 di Parigi il prossimo dicembre che E' destinato a essere l'accordo più importante sull'ambiente dal Protocollo di Kyoto (1997) e indicherà il percorso per la tutela dell'ambiente per i prossimi anni.

L'Assemblea Parlamentare dell’OSCE può sensibilizzare i parlamenti e i governi dei paesi membri affinché ratifichino gli accordi globali per la riduzione delle emissioni e adottino le disposizioni conformi alla COP. Le politiche per il clima sono infatti per loro natura trasversali e riguardano tutti i settori, dalla produzione industriale all’agricoltura, dai trasporti all’edilizia, dall’organizzazione delle città alla ricerca e innovazione fino alla politica estera e di cooperazione allo sviluppo; è quindi indispensabile che si prosegua nella definizione di una strategia organica e coerente in materia per massimizzare l’efficacia delle risorse impegnate e conseguire i massimi risultati possibili.

Cooperazione economica

In un contesto di guerra fredda e potenziale conflitto militare, l'Atto finale di Helsinki diede ampio spazio alla cooperazione economica e industriale tra le nazioni. Tale approccio resta valido anche in un mondo multipolare. I modesti miglioramenti economici intervenuti dopo la crisi sono frammentari; la ripresa è fragile e per ampie fasce della popolazione addirittura impercettibile. Una delle principali cause della crisi è stata il crollo di grandi istituzioni finanziarie determinato dalla cattiva gestione. L’OSCE deve esercitare pressioni sugli Stati affinché approvino normative che limitino le speculazioni basate sul rischio, consentendo nel contempo alle istituzioni finanziarie di mettere a disposizione capitali per investimenti che stimolino la ripresa. La cooperazione economica è essenziale a tal fine. La crisi in Ucraina ha indotto alcune nazioni ad approvare sanzioni economiche contro la Russia. Al di là delle ragioni politiche per le quali alcuni stati hanno introdotto queste sanzioni, di cui non si discute in questa commissione, non si può negare che queste stiano avendo un effetto depressivo sulla ripresa economica e è non sono in sintonia con lo spirito di Helsinki.

Infine, mi preme sottolineare la necessità di rafforzare la cooperazione con i partner del Mediterraneo, necessità già individuata dall'Atto di Helsinki. l'OSCE può' promuovere le iniziative messe in campo da questi Paesi ed esortare gli stati membri alla cooperazione per promuovere la crescita e attrarre gli investimenti. Dovremmo infine rafforzare la cooperazione tra gli Stati dell'Europa meridionale e i partner dell'Africa del Nord per individuare strategie condivise per gestire i flussi migratori, aumentandone i vantaggi e riducendone le eventuali ricadute negative, e per garantire che le tragedie come quelle alle quali abbiamo assistito negli ultimi anni, nelle quali migliaia di migranti hanno perso la vita, non si ripe-tano più.

E infine, se l’OSCE dimostra di essere incapace di guardare al di là dei suoi confini, troverà impossibile affrontare la sfida economica della Cina: nel 2015 la Cina diventerà il più grande investitore internazionale del mondo, con stanziamenti di 110 miliardi di euro per i paesi stranieri in tutto il mondo. Gli investimenti cinesi sono aumentati di dieci volte nell'ultimo decennio, e non più solo per coprire il tradizionale mercato delle esportazioni di prodotti a basso costo. Le società cinesi e i sistemi finanziari fanno parte oggi della realtà economica, prima di tutto nel campo della tecnologia, del mercato dell'alta tecnologia, del credito e della finanza e di un gran numero di progetti e servizi infrastrutturali in molti paesi dell'OSCE. Questo è uno dei motivi per i quali l'ascesa economica della Cina non dovrebbe esser vista come una minaccia, ma come una grande opportunità che dovremmo cogliere per coinvolgere un nuovo partner nella costruzione di uno scenario comune di prosperità e sicurezza.