USA elezioni mid-term, la missione (quasi) impossibile dei democratici

Oggi in America si vota per le elezioni di mid-term. Si rinnova la Camera, 1/3 del Senato e  diversi Governatori. Sono a Washington con l'OSCE per seguire le elezioni. In due giorni abbiamo incontrato analisti elettorali, sondaggisti, giornalisti e politici democratici e repubblicani in un clima tesissimo dove la conquista del Senato si gioca su sei seggi che secondo tutte le previsioni dovrebbero passare ai repubblicani. Pesa su questa costosissima campagna elettorale di mid-term un'economia che nell'ultimo semestre è cresciuta ai ritmi del 2003 ma che non è riuscita a trasmettere effetti positivi sul potere di acquisto della classe media e delle fasce più deboli, tradizionale serbatoio di voti democratici. Secondo tutti i pools la fiducia nel Presidente Obama è drasticamente scesa, tanto da indurre molti candidati democratici a non invitarlo ai loro rally elettorali. Eppure i fondamentali economici americani sono tornati in ordine, la disoccupazione è scesa sotto il 6%, sono stati creati 10 milioni di nuovi posti di lavoro, c'è stato un cospicuo piano di investimenti pubblici e la Federal Reserve ha svolto appieno il proprio compito di sostegno all'economia reale. Numeri da sogno per molti Stati europei che rendono, ai nostri occhi, quasi inspiegabile un giudizio tanto negativo da parte degli elettori americani sull'Amministrazione Obama.

Ma su queste elezioni pesa l'eccessivo attendismo e lo scarso decisionismo in politica estera che molti commentatori imputano ad Obama e che contribuisce a consolidare l'immagine di un Presidente in ritirata dalle grandi questioni internazionali. Eppure Obama ha mantenuto le promesse elettorali: l'abbandono dell'atteggiamento muscolare, tipico del suo predecessore,  il ritiro delle truppe dall'Iraq e sotto la sua presidenza, il nemico numero uno dell'America, Osama Bin Laden, è stato ucciso durante un'operazione dei Navy Seals ma il suo approccio minimalista alle relazioni internazionale viene fatto passare per  inettitudine  dagli avversari repubblicani.  Molti segnali degli ultimi giorni indicano una rinnovata volontà di portare a casa un risultato sul dossier nucleare iraniano, ma il tempo stringe e il prossimo 24 novembre è il termine ultimo dei negoziati fissato dalla Casa Bianca. Un Congresso completamente controllato dai Repubblicani, notoriamente filo Likud, di certo non faciliterebbe il processo di disgelo con l'Iran che avrebbe invece effetti estremamente positivi sulla stabilizzazione dell'interno scenario medio orientale. Obama ha lanciato nelle ultime ore la sfida della parità salariale tra uomini e donne, tentando di "vendersi" al meglio gli importanti risultati conseguiti in campo economico. Basterà? It's really too close to call.