Elezioni Kazakhstan, luci, ombre e tanta strada da fare per la democrazia

Il 20 marzo il Kazakhstan si è recato alle urne in occasione delle elezioni parlamentari. Sono stata in Kazakhstan in qualità di coordinatrice dei 300 osservatori dell’Osce per il monitoraggio delle consultazioni e ho potuto osservare da vicino come questo Paese si sta  muovendo in casa propria e nel contesto internazionale.

Le elezioni hanno registrato il successo dilagante del partito Nur Otan del presidente Nursultan Nazarbayev, che ha stravinto le elezioni con l'82% dei voti Un'affermazione, tuttavia, che contempla in se molti problemi che il Paese si trova ad affrontare.

E' evidente che molti degli obiettivi contenuti nel documento di Copenhagen non sono stati rispettati e che c’è ancora tanta strada da fare sul piano del  rispetto dei diritti umani, ma allo stesso tempo abbiamo notato che sono stati fatti piccoli progressi, ad esempio per quanto riguarda la registrazione dei candidati. Luci e ombre, in altre parole. La commissione elettorale ha lavorato in maniera professionale, fornendoci informazioni che ci hanno permesso un’osservazione profonda e senza restrizioni.

I candidati sono stati generalmente in grado di condurre liberamente una campagna elettorale anche se analisi e dibattito politico sono stati in gran parte assenti. La missione degli osservatori ha rivelato infatti irregolaritĂ  ed errori procedurali gravi durante il voto, il conteggio e la tabulazione.

Allo stesso tempo le autoritĂ  kazake hanno invitato gli osservatori internazionali in modo aperto e senza restrizioni e le leggi che regolano le elezioni hanno lo scopo di garantire i diritti civili e politici fondamentali. Nell'analisi del voto kazako bisogna anche fare una valutazione politica: dobbiamo capire il contesto regionale in cui ci troviamo e i problemi economici che il Paese sta affrontando.

Il Kazakhstan è infatti un Paese multietnico con un equilibrio molto riuscito, c’è voglia di stabilità e Nazarbayev in questi anni ha garantito una maggiore diffusione del benessere e un equilibrio tra le diverse etnie e religioni. Una stabilità che per molti kazaki è un valore irrinunciabile anche perché temono uno scenario tipo quello ucraino. Quello che è sicuro è che noi non possiamo pensare di guardare questi Paesi con gli occhi degli europei, non possiamo esportare la democrazia, ma dobbiamo accompagnare questo progresso e capire il Paese.