Droghe leggere, ecco perchè legalizzarle è giusto e conveniente

Credo, che il tema della legalizzazione della droghe leggere, al di là di come la si pensi, non può prescindere da quelli che sono dei dati di fatto inconfutabili. I numeri ci dicono che 79 milioni di europei hanno fatto uso di cannabis: 13 milioni sono italiani. E sempre per quanto riguarda l'Italia è doveroso ricordare altri due dati: il mercato della cannabis oggi vale 12 miliardi di euro all'anno e quello nero si alimenta di 147 tonnellate sequestrate ogni anno. Ancora: c'è una media di 30 mila denunce annuali per la violazione delle norme sulla detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti, la metà delle quali riguardano cannabis, hashish e marijuana.
Depenalizzare le droghe leggere fa bene. Fa bene alla nostra società, che finalmente vedrà le leggi in materia essere coerenti con il proprio orientamento. Fa bene al sistema carcerario, evitando una pressione eccessiva su di una struttura estremamente fragile, lasciando fuori dalle case di reclusione non incalliti criminali, ma normali cittadini: uomini e donne la cui pericolosità sociale rasenta lo zero. Fa bene ai conti dello stato: un detenuto è un costo economico a carico della collettività. Meno detenuti, meno spese. Fa bene alle forze dell'ordine e alla nostra sicurezza: le energie economiche e le risorse umane che oggi sono a caccia di spinelli tra i nostri adolescenti verrebbero meglio impegnate nella repressione del traffico di droghe pesanti e nella guerra contro la grande criminalità organizzata.
E' facile criminalizzare le droghe leggere. Ancora più facile torchiare ragazzi indifesi (e non dimentichiamo che il caso Cucchi nasce proprio da una vicenda legata alle droghe leggere). Il difficile, sul quale è necessario chiedere con forza un impegno maggiore, è incidere sui traffici su larga scala di droghe pesanti, che fanno compiere guadagni esorbitanti alla malavita organizzata e lasciano, dopo il loro passaggio, una scia di morte.

Quando si affronta il tema delle droghe si rischia sempre un "vuoto di laicità": il pericolo è quello di rinchiudersi dentro una profonda trincea senza indagare il fenomeno della produzione e del consumo di droga legandolo a uno spettro più ampio della semplice questione morale. Eppure interessi politici e convinzioni morali hanno influito sul giudizio relativo alla gravità o alla pesantezza delle diverse sostanze assai di più che considerazioni scientifiche o mediche.
Credo che il tema di fondo, che ha ispirato il lavoro dell'intergruppo parlamentare, sia quello non tanto di dichiararsi favorevoli o contrari alla legalizzazione, che penso sia un tema che ha già una sua risposta, quanto quello di regolare un mercato che già esiste, ma senza appunto delle regole. La legge italiana attuale in questo non aiuta: la normativa Fini-Giovanardi va superata e con questo obiettivo il lavoro dell'intergruppo ha portato a una proposta di legge che mi auguro possa registrare il più ampio consenso in Parlamento come tra i cittadini.
Un punto che è contenuto nella proposta mi sembra meritevole di attenzione, quello della prevenzione. I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis, infatti, saranno destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale d’iintervento per la lotta alla droga.
Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, saranno interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti. Penso che di fronte a una norma di questo genere non possa che esserci condivisione.
L'impianto prevede poi paletti ben precisi sulla detenzione dato che si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.
L'aspetto delle cure riveste un'importanza fondamentale a mio avviso visto che la proposta prevede norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.
Altro tema importante è quello del mercato. È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali.
Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.