Donne e diritti, 8 marzo col bicchiere mezzo pieno, ma resta ancora tanto da fare

Domani è l'8 marzo. Una data simbolica, nella battaglia per l’emancipazione femminile, un’occasione per trarre un bilancio della condizione della donna. Abbiamo ottenuto una grande vittoria con le norme sul femminicidio e sullo stalking. Queste individuano finalmente con chiarezza, nel caso del femminicidio, un reato di genere, basato sulla differenza dei sessi e, nel caso dello stalking, un reato su cui si possa intervenire preventivamente, prima che accada il peggio. Vittorie di cui dobbiamo essere entusiaste, cui si accompagnano una sempre maggiore consapevolezza di quella rete, fatta di associazioni e volontarie, che, quotidianamente, sostengono le donne in difficoltà ed una sempre maggiore attenzione e professionalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura.

Fin qui il bicchiere mezzo pieno.

Eppure quando vediamo in strada prostitute sempre piĂą giovani, quasi tutte di colore ed ancor meno che adolescenti, esposte a mille pericoli e trattate come schiave, la nostra gioia si offusca. Quando pensiamo alle tante donne migranti che hanno percorso il Sahara, poi traversato il mare, passate di mano in mano, da criminale a criminale non possiamo rimanere indifferenti. Portano le cicatrici di violenze, di aborti indotti in condizioni igieniche estremamente precarie.

Nel viaggio in Africa ogni pattuglia di soldati o di irregolari è un calvario. In cambio del transito essi, oltre al denaro, prendono quello che vogliono. Quando leggiamo i dati dell'Unicef sulle spose bambine ci interroghiamo sul perché questo fenomeno non accenni a diminuire nei numeri.

Quando vediamo i dati relativi alle mutilazioni genitali femminili nel nostro paese, praticate artigianalmente in situazioni di igiene estremamente precarie perlopiù dalle donne anziane della famiglia, ci chiediamo perché le donne debbano essere le torturatrici delle loro figlie e nipoti. Quando vediamo le cifre sulle molestie nei luoghi di lavoro, ci chiediamo quanto spazio si sia riuscito a ritagliare, nel nostro paese, il concetto di “dignità del lavoro”. Quando leggiamo dei branchi di giovani che stuprano e di ragazze giovanissime che danno il proprio corpo in cambio di una ricarica telefonica, ci rendiamo conto di essere di fronte al collasso dei nostri sistemi educativi, in primis della famiglia come luogo di costruzione dei valori. Quando sappiamo che la legge sull’aborto si infrange contro l’obiezione di coscienza di troppi medici, ci chiediamo a cosa è servito aver conquistato un diritto se, nei fatti, viene reso il più difficile possibile praticarlo.

Vi invito, quindi, a non guardare all’8 marzo come data retorica. Non viviamolo superficialmente. Deve essere un momento per raccogliere le nostre forze, individuare con chiarezza gli obiettivi ed agire. Abbiamo fatto tanto, ma non è il momento di fermarsi e di bivaccare su allori che ingialliscono ogni giorno di più.  I diritti conquistati ieri possono essere rapidamente perduti domani. Occorre rilanciare, con determinazione, la questione femminile.

Auguri a noi tutte e a tutti gli uomini che sceglieranno di essere nostri alleati nelle nostre future battaglie.