Comune di Civitavecchia. M5s e politiche sociali, siamo al disastro

Povera Civitavecchia. In tutti sensi. Sia perché abbandonata a se stessa, sia perché la povertà ed il bisogno aumentano, senza che l'amministrazione metta in campo adeguate contromisure. Dai cittadini senza casa, alle tendopoli sotto il palazzo comunale, per mesi, alle

inesistenti politiche di sostegno per i disabili per cui i diritti alla mobilità e all'istruzione diventano degli optional. Mi turba che l'amministrazione comunale, più che badare all'erogazione di servizi di base, cerchi di complicare la vita a chi li richiede, rendendo difficile ciò che dovrebbe essere semplice. Fa male leggere lo sfogo di un padre di un ragazzo disabile che lamenta di non riuscire a parlare con il Sindaco o con l'Assessore.

Sia chiaro, la legalità è una cosa seria e va garantita, ed è giusto fare controlli per stabilire se qualcuno non abbia diritto ai sostegni. Ma a me sembra che l'interesse reale dei 5 stelle sia quello di alzare un manifesto ideologico. Issata la bandiera del “siete tutti tutti furbi e furbetti tranne noi”, si va a spaccare il capello in quattro ad arte: oggi scopriamo che per la mensa scolastica l'Isee non basta, anche se per legge dovrebbe bastare. Ci vogliono revisioni, controlli, certificazioni. Lo stato di bisogno va certificato presentandosi, come ad un colloquio di fronte ad un giudice, negli uffici comunali. Meglio se con gli abiti a brandelli ed i piedi nudi. Tutto questo non per garantire eguaglianza, cosa legittima e giusta, ma per scoprire che c'è del marcio. Ma ragionando da persone civili, umane, indipendentemente dal’appartenenza politica, viene fuori una sola verità. I cittadini bisognosi non sono felici di esserlo. Credo che molti padri e madri di famiglia preferirebbero sprofondare nella terra piuttosto che fare la fila alla Caritas o farsi fare le radiografie “antifurbetti” negli uffici comunali. Sono costretti a farlo dal bisogno, lo fanno, con grande sofferenza. Mi spiace che ci sia questa durezza e questa freddezza nei confronti dei nostri concittadini più bisognosi che, a volte, non riescono a trovare interfaccia nell'amministrazione e, quelle rare volte che ci riescono, in molti casi vengono anche maltrattati sui giornali. Il silenzio di un sindaco o di un assessore ai servizi sociali nei confronti di chi chiede aiuto ha tratti incomprensibili. A farne le spese è l'idea di umanità.

Amministrare non è solo chiedere il denaro attraverso le tasse. E' anche redistribuire sostegno in modo che nessuno venga escluso e che tutti possano vivere con un minimo di dignità. Dovere degli amministratori è quello di ascoltare tutti, nessuno escluso. Cosa ci

dicono queste vicende? Qualcosa che in fondo è già evidente. Per i 5 stelle la povertà, il bisogno non sono una condizione economica, ma una colpa.

I servizi sociali non sono un dovere di chi governa, ma un inutile sperpero di fondi pubblici. Fin troppo semplice detto da chi non vive in una condizione di bisogno. Il mio auspicio è che si riscoprano umani, che, invece di stare chiusi nei loro uffici vadano a toccare con mano quanto sia difficile avere un figlio disabile, quanto sia umiliante non mandare i bambini in gita scolastica perché mancano i soldi, come ci si senta ad aspettare l'apertura degli uffici della Caritas per prendere qualche pacco di pasta.