Caso Eternit, il dolore non va in prescrizione

"Tutto prescritto prima di iniziare il processo. Una motivazione, quella contenuta nella sentenza della Cassazione sulla vicenda Eternit, che addolora. La giustizia italiana non è stata in grado di accertare le responsabilità di centinaia di morti di amianto nel nostro Paese. Così si uccide due volte. Il dolore dei familiari delle vittime si riaccende. Più forte. E cresce, inesorabile, la voce di chi chiede giustizia.

Lo Stato non può arrendersi. Non possiamo archiviare questa pagina triste e dolorosa per il nostro Paese con lo strumento della prescrizione. Significherebbe ammettere una sconfitta e così non può essere.

Le ragioni dell'economia e dell'impresa, quando viziate dal reato, non possono prevalere sui diritti dei lavoratori, sulla loro salute innanzitutto, come è accaduto per Eternit. Non possiamo morire di lavoro. Il lavoro è vita, realizzazione, espressione di sè.

Mi auguro per questo che il nuovo processo chiesto dal pm Guariniello possa questa volta arrivare ad accertare nomi e cognomi di chi si è reso protagonista di una strage silente. E' un dovere morale che abbiamo nei confronti delle vittime, dei loro familiari e del Paese che verrà".