“Andarsene sognando”, l’emigrazione italiana raccontata dalle canzoni

Venerdì 6 marzo al Caffè letterario dei circoli del PD di Santa Marinella, Ladispoli e Cerveteri ho partecipato alla presentazione del libro di Eugenio Marino, Andarsene sognando. Un'opera che ricostruisce attraverso le canzoni, la storia dell'emigrazione italiana.  Una lettura che vi consiglio e che mi ha portato ad alcune riflessioni sul tema raccolte  nel post che potete leggere di seguito.

L'Italia è storicamente paese di migranti. Oggi è un luogo di transito per altri migranti: è la porta di accesso all'Europa. La nostra stessa storia, alle volte il nostro stesso tessuto familiare, è costruito sulle esperienze dei nostri padri e dei nostri nonni che hanno cercato fortuna all'estero. Tranne poche esperienze storicamente determinate e di piccole proporzioni, come durante il fascismo, la nostra non è mai stata una emigrazione di élite intellettuali, ma è stato un movimento di povera gente che scappava dalla fame per dare un futuro ai propri figli.

Fino agli anni '60 è stata una scelta difficilmente reversibile: i nostri connazionali andavano principalmente nelle Americhe. Con o senza la famiglia con loro, difficilmente si pensava ad un rientro. Dagli anni '60 in poi l'emigrazione porta con se la prospettiva del pensionamento in patria. Raggiunta l'età pensionabile e con essa una stabilità economica, tutti pensavano di rientrare nel luogo natio. Cambiano le destinazioni, molto più vicine. Parliamo di Germania, Belgio, Svizzera.

Oggi l'emigrazione è una fuga di cervelli. Le mete sono le grandi città dell'Europa e degli States e l'aspettativa è certamente quella di una vita fuori, attratti non tanto da uno stipendio migliore, quanto da un intero sistema di vita diverso e migliore. La fuga dei cervelli è intervallata da periodici rientri, complice anche la facilità e l'economicità degli spostamenti.

Ma la fuga dei cervelli, numericamente, è marginale rispetto alle grandi masse, principalmente costituite da braccianti e manovali, che hanno traversato l'Atlantico verso il Nord e Sud America nell'800 e nella prima metà del secolo scorso. Parliamo di persone perlopiù analfabete o che, comunque, non avevano una grande dimestichezza con la scrittura. Non esiste una letteratura dell'emigrazione per quell'epoca: quando si parla dei nostri connazionali all'estero la voce è quella di scrittori di estrazione borghese che vivono in Italia e che riprendono resoconti di terze persone. E' il caso del racconto “dagli Appennini alle Ande” che fa parte del libro “Cuore” di Edmondo de Amicis, in cui si narra di un ragazzo che si imbarca a Genova per ritrovare la madre emigrata in Argentina.

La grande migrazione italiana dell''800 e della prima metà del '900 non aveva gli strumenti intellettuali per lasciare una traccia letteraria. Quel che non poteva fare la letteratura lo fece la musica. Al principio fu la riproposizione di canti dei territori di origine, frutto della trasmissione orale. Rapidamente però le melodie sui transatlantici, portate poi nel nuovo mondo acquisirono una propria specificità: furono la presa di coscienza di una condizione nuova: quella dell'essere migranti, dell'essere sospesi tra un'appartenenza antropologica, linguistica e culturale collocata nel passato ed un mondo nuovo, fatto di incognite e di novità che tutti intuivano come non necessariamente benevole.

Rimpianto, solitudine, ansia. Questi i temi delle prime canzoni. Ma la musica, esattamente come la letteratura, reagisce ai cambiamenti del mondo, evolvendosi. Con l'avvento del socialismo i temi della libertà, della dignità del lavoro, della lotta contro i padroni e la chiesa entrano nel bagaglio culturale dei migranti che traversano l'oceano. Negli anni '60 e '70 è la volta del genere neo melodico, soprattutto napoletano. Ma c'è un aspetto non secondario legato all'emigrazione: l'incapacità da parte della madre patria di porre in essere condizioni di sviluppo, soprattutto per il mezzogiorno.

Andarsene sognando, è edito da  Cosmo Iannone. L'autore, Eugenio Marino è una persona esperta di migrazioni. Ogni giorno, per conto del PD, si occupa di italiani all'estero e di migrazioni. Il suo è un osservatorio privilegiato che può  dare vita a due feconde chiavi di lettura: “Andarsene sognando” è un prezioso documento che ci presenta la storia degli italiani come popolo migrante. Il passo successivo, sul quale bisogna ragionare, è come il comprendere le nostre origini ci possa rendere cittadini migliori, facendoci immedesimare nelle difficoltà e nei drammi che i migranti arrivati sulle nostre coste portano con loro.

Il volume inoltre pone anche un grande quesito: perché l'Italia non è riuscita e non riesce ad essere realmente “patria”? Perché costringe i suoi cittadini, sia per motivi economici che di “sistema”, a cercare fortuna altrove? Cosa c'è da cambiare nella nostra comunità nazionale per renderla madre e non matrigna?