8 marzo, il femminicidio silenzioso delle donne oltre il clamore della cronaca

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La festa della donna, che ricorre oggi in occasione dell'8 marzo, ci porta inevitabilmente a pensare a un fenomeno che non ha nulla a che fare con i festeggiamenti: il femminicidio. Un termine che contiene in se la negazione dell'essere donna e che finisce sotto i riflettori solo in presenza di gesti eclatanti, pubblici, che vengono censiti e divulgati dai media. Ma faccio una domanda: quante donne muoiono senza che noi ce ne accorgiamo? Quante vittime silenziose di violenza e soprusi sfuggono alle cifre ed alle consapevolezze? Quante si tolgono la vita perché hanno raggiunto, grazie ai loro aguzzini, il limite estremo della sopportazione? Esiste un femminicidio "diverso", diffuso e silenzioso, del quale non c'è notizia.

Ogni anno, sulle strade italiane, c'√® un turn over di circa il 35% delle prostitute. Nelle periferie si concentrano le organizzazioni che sfruttano il lavoro delle nigeriane e delle nuove arrivate camerunensi. Le africane sono le pi√Ļ vulnerabili. Hanno percorso il Sahara, poi attraversato il mare. Sono passate di mano in mano, da criminale a criminale. Portano le cicatrici di violenze ed aborti indotti in condizioni igieniche estremamente precarie. Nel viaggio in Africa ogni pattuglia di soldati o di irregolari √® un calvario. E il passaggio verso l'Europa non si paga solo in moneta sonante, ma anche con il proprio corpo. Chi non ha soldi lo paga solo con la propria carne, sottoscrivendo una sorta di "servit√Ļ a contratto": pagher√† vendendo il suo corpo ai clienti europei. I mercanti di schiave sfruttano le pieghe del sistema. E' molto pi√Ļ economico e semplice "stabilizzare" le donne facendole arrivare attraverso il Mediterraneo. Esse si confondono con i richiedenti asilo ed acquistano un titolo, anche temporaneo, per poter stare in Italia.

L'Oim, l'organizzazione internazionale per le migrazioni, ci dice che il 70% delle donne che da Lagos seguono le rotte degli scafisti, sono destinate al sesso a pagamento. E la loro et√† si abbassa sempre di pi√Ļ. Oggi trovare ragazze di quindici anni in strada non √® pi√Ļ un'eccezione. L'anno scorso nel solo ospedale Sant'Anna di Torino sono transitate¬†pi√Ļ di trecento donne infibulate. Intercettate perch√© si erano presentate per partorire o per altre patologie. Il numero reale √® necessariamente maggiore. Ogni anno si stimano in circa ottomila le bambine a rischio di mutilazione genitale. Da noi √® un reato, ma questa pratica disumana prosegue con la complicit√† delle famiglie, dove sono proprio le altre donne a praticarla, Le conseguenze sul lungo periodo invece ci parlano di infertilit√† e di gravi problematiche durante il parto. Senza contare le gravissime ripercussioni sulla psiche delle ragazze.

La mia vuole essere una riflessione semplice: quando parliamo di femminicidio non pensiamo solo ai fatti di cronaca. Dietro esiste una realtà molto complessa e articolata fatta di donne che soffrono e che muoiono ogni giorno. Colpite nel corpo e nell'anima. Che esse si uccidano o vengano uccise è sempre la mano del carnefice che cala su di loro. E certe volte questa è aiutata, come nel caso delle anziane che praticano l'infibulazione, anche dalle donne che accettano una cultura della supremazia maschile e che condividono quella della subalternità e dell'indegnità femminile. Indigniamoci, quindi e combattiamo. Contro ogni tipo di femminicidio, contro ogni tipo di violenza.