40 anni Osce, rafforziamo l’impegno su sicurezza e cooperazione

Con questa sessione si compie l’ultima tappa prima della celebrazione, a luglio, dei quaranta anni dall’Atto Finale di Helsinki.  E' compito di tutti noi rinnovare le ragioni, rafforzare le motivazioni che ci portarono a impegnarci reciprocamente sulla sicurezza e la cooperazione.

Quarant'anni fa, ad Helsinki, si decise di dividere le questioni di interesse comune in tre settori, che noi convenzionalmente chiamiamo i tre cesti dell'OSCE. Il secondo di questi cesti, quello economico,è stato spesso considerato marginale rispetto agli altri due. In realtà è proprio nel secondo cesto che, a mio avviso, lo spirito di Helsinki è riuscito in questi primi quattro decenni ad ottenere i risultati più stabili e concreti, precorrendo a volte gli scenari che si prefiggeva la dimensione politica della nostra Organizzazione. Oggi la cooperazione economica è una realtà tra tutti i nostri Paesi, anche quando essi non collaborano costruttivamente tra loro a livello politico.  Ovviamente vi sono ancora molti passi da fare e nuove sfide da affrontare.

La crisi finanziaria che si è innescata alla fine del 2008 ha reso ancora più evidente quanto i rapporti economici influenzino gli equilibri geopolitici globali. Per queste ragioni, ritengo che l'implementazione del programma contenuto nel secondo cesto sia ancora, a quarant'anni dalla sua formulazione,  uno dei punti cardine per tutta l'OSCE. Ad Helsinki dovremmo ribadire che misure eccessive di rigidità e austerità  non si sono dimostrate adeguate alle sfide economiche del nostro tempo. Tali misure rischiano di deprimere ancora di più l'impulso produttivo e le imprese, vanificando l'obiettivo primario, che è il rilancio dell'economia dopo una crisi che ha colpito soprattutto le classi più povere. Il consolidamento dei bilanci non può prescindere da una sana strategia di crescita,  di coesione sociale e di investimenti in scienza e tecnologia, fondamentali per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone.  L'OSCE deve avere un ruolo nell'esortare i governi nazionali a  procedere verso una politica di rilancio degli investimenti.

Nella relazione di luglio dovremmo mettere in evidenza continuità e rinnovamento dello spirito di Helsinki, prendendo in esame più approfondito diversi punti enunciati proprio nell'Atto di Helsinki e vedendo quali nuove sfide ognuno di essi ci presenta oggi dopo quarant'anni. Chiaramente quelle che andrò ad esporre sono delle idee non esaustive che sono certa  verranno integrate ed arricchite durante il dibattito che seguirà il mio intervento.

(A) Sicurezza alimentare

Vorrei partire dalla sicurezza alimentare che già nel 1975 l'Atto di Helsinki  definiva uno dei principali problemi economici mondiali, e che richiede "accresciuti ed efficaci sforzi per la soluzione". La nostra stessa Assemblea se ne è occupata recentemente. Penso al lavoro del mio predecessore in questa Commissione (Roger Williams ) e alla Relazione della Commissione politica del 2009 a Vilnius, redatta da Riccardo Migliori, che aveva come argomento proprio la sicurezza alimentare. Ciò che mette a rischio la sicurezza alimentare non è solo la mancanza di cibo, ma  anche quella dell'acqua, che è una risorsa limitata. La mancanza di acqua e la sua diseguale distribuzione rappresenta una delle maggiori e più inaccettabili ingiustizie del mondo attuale.

L'alimentazione rappresenta uno dei diritti fondamentali, riconosciuto dalla comunità internazionale e  sancito dall'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La sicurezza alimentare è connessa ai temi della sicurezza internazionale. A questo proposito un esempio recente riguarda la primavera araba, soprattutto in Tunisia, dove la protesta fu innescata dal rincaro dei prezzi dei cereali.

La “sicurezza alimentare” va vista nella prospettiva da un lato della stabilità internazionale; dall'altro dell'applicazione di nuove tecnologie e della necessità di nuovi stili vita.

In questo quadro va ricordato l'importante appuntamento di EXPO 2015 di Milano dal significativo titolo: “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. L’Expo Milano 2015 sarà l’occasione migliore per confrontarsi sulle diverse  contraddizioni del nostro mondo: c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012); e, al contrario, c’è chi soffre di disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo. Ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili e un maggiore equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse. In questa direzione si muove il Protocollo di Milano, iniziativa che ha raccolto l'adesione di numerose organizzazioni, dalla quale potrà nascere lo stimolo per un rinnovato impegno di tutti i Paesi per garantire lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile e la lotta allo spreco alimentare.

L’OSCE può svolgere una funzione importante, di facilitatore e di promotore in tutte queste direzioni, favorendo in particolare, attraverso la cooperazione, nuovi stili di vita. Si pensi al movimento del cosiddetto “Kilometro 0” oppure ai gruppi di acquisto, cittadini che si organizzano per acquistare direttamente dal produttore alimenti certificati. Sono tutte reazioni sane e spontanee della società civile dei nostri paesi che dovrebbero essere fatte conoscere e promosse, per diffondere il più possibile sia un’alimentazione sana e rispettosa dell’ambiente.

(B) Sicurezza energetica

Sul punto della Sicurezza energetica e' necessario governare i processi per ridurre gli  squilibri tra paesi produttori e paesi consumatori anche con riferimento alla distribuzione. Questa sfida riguarda l'area OSCE e il bacino del Mediterraneo e, a mio avviso, ruota su quattro aree critiche.

La prima riguarda l’approvvigionamento energetico e la politica: perché se da un lato l'approvvigionamento energetico non può essere utilizzato come strumento di pressione politica, dall'altro i produttori di materie prime devono avere rassicurazioni circa il valore dei loro beni che non possono essere sottoposti a convulsi cambi di prezzo.

Un altro aspetto che dovremo affrontare è quello legato alla distribuzione efficace delle risorse energetiche che dipende in primo luogo da un'adeguata rete di distribuzione. Servono iniziative idonee a stabilizzare il flusso delle risorse energetiche.

Poiché l'OSCE comprende regioni dell' Asia centrale e del Caspio (che sono tra le aree al mondo più ricche di idrocarburi), la cooperazione fra i paesi OSCE è indispensabile per giungere ad una maggiore razionalizzazione dell'intero sistema distributivo.

La terza area critica riguarda la differenziazione delle fonti di approvvigionamento. L’autonomia energetica è da sempre un tema cruciale in tutta l’area OSCE. In questo senso la diversificazione delle fonti favorisce la sostenibilità e l'equilibrio ambientale.

Ultimo, ma non ultimo per importanza come fattore di sicurezza, è il risparmio energetico, inteso soprattutto come miglioramento e ammodernamento delle reti energetiche, in particolar modo di quelle elettriche pubbliche, sperimentando nuove tecnologie come già stabilito nel c.d. "Pacchetto energia-clima" al Consiglio Europeo del 24 ottobre 2014. Sono tutte politiche pubbliche sulle quali avviare un più forte rapporto di cooperazione tra i paesi OSCE.

(C) Ricerca di nuove fonti di energia

L'Atto di Helsinki fa espressamente riferimento alla cooperazione per la ricerca di nuove fonti energetiche, riferendosi soprattutto allo sviluppo di nuove tecnologie per l'utilizzo dell'energia nucleare. Come è noto, dopo diverse crisi ambientali, l'energia nucleare viene considerata oggi con maggiore prudenza. Anche gli idrocarburi, però, come sappiamo, sono all'origine di notevoli problemi all'ambiente, oltre ad essere all'origine di molte crisi internazionali. Nei prossimi decenni sarà necessario favorire un mercato dell'energia più articolato e sarà essenziale investire nella ricerca di nuove fonti di energia, in particolare quelle rinnovabili. Inoltre va sottolineato l'alto potenziale dell' Economia verde per l'efficienza energetica, lo sviluppo sostenibile, la creazione di nuovi posti di lavoro e, più in generale, per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio.

(D) Ambiente

Il Quinto Rapporto Ipcc (COP 20 Lima, dicembre 2014) denuncia che le emissioni di gas serra sono in costante crescita con rischi molto seri per il nostro pianeta.

La Conferenza di Lima del dicembre scorso ha adottato il documento, Lima Call for Climate Action, che imposta le linee dell'accordo definitivo sulla riduzione di emissioni di gas serra. L'accordo dovrà essere sottoscritto dalla COP 21 a Parigi, nel dicembre di quest'anno. Rappresenterebbe il più importante accordo in materia di ambiente dal Protocollo di Kyoto (1997), in quanto stabilirebbe la road map per la difesa dell'ambiente fino al 2020. Mi auguro che da oggi  al nostro appuntamento di Helsinki vi siano  segnali di buona volontà verso questo approccio comune per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Il futuro verterà  sui cd INDSC (Intended Nationally Determined Contributions), cioè sugli impegni dei singoli paesi per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Nel primo trimestre 2015  i paesi presenteranno la quantificazione dei propri impegni. A questo scopo, l'Assemblea OSCE deve sollecitare parlamenti e governi alla ratifica degli accordi, in linea con quanto adottato dalle COP e impegnarli maggiormente nella strategia per la crescita verde dell'OSCE.

(E) Cooperazione  economica

Concludo con alcune considerazioni sul momento attuale. La causa principale della crisi attuale deriva dal fallimento delle grandi istituzioni finanziarie e l'OSCE deve stimolare gli Stati ad adottare norme che limitino le speculazioni basate sul rischio e promuovano investimenti e ripresa. Proprio in questo contesto va rafforzata la cooperazione economica. La crisi ucraina ha indotto alcuni paesi ad adottare sanzioni economiche contro la Russia. E la Russia ad adottare controsanzioni. Questo ha messo in difficoltà il processo di rilancio dell'economia in Europa e nel mondo, dando vita ad un quadro distonico rispetto allo "spirito di Helsinki". Infatti, sia la Russia che è sanzionata sia i paesi che la sanzionano agiscono al di fuori del solco tracciato dall'OSCE ad Helsinki nel 1975. Il meccanismo distonico delle sanzioni, inoltre, consiste nel fatto che danneggiano sia chi le subisce che chi le applica. Si crea una spirale antieconomica che investe direttamente la stabilità.

Da ultimo credo che nella nostra sessione annuale dovremmo ribadire la necessità che  l'OSCE si avvalga del processo Helsinki+40 per rafforzare la cooperazione con i partner mediterranei, agendo come mediatore per le iniziative che questi Paesi mettono in campo per promuovere la crescita ed attrarre investimenti. L'OSCE dovrebbe infine cooperare con gli Stati dell'Europa Meridionale e con i partner dell'Africa settentrionale nell'individuazione di strategie condivise  per la gestione dei  flussi migratori con rotte sicure, piani efficaci di resettlement e l'esame delle domande di asilo nei paesi di partenza, in un quadro di maggiore sicurezza e stabilità dell'area. Dobbiamo profondere i massimi sforzi affinché tragedie come quelle cui abbiamo assistito negli ultimi anni, nelle quali hanno perso la vita migliaia di migranti non debbano più ripetersi.